L’abbigliamento uomo, come qualsiasi altro aspetto della vita umana nel corso
della storia, ha fatto la sua evoluzione cambiando ogni aspetto e adattandosi
alla nuove culture ed ai gusti delle nuove generazioni.
Ma se con la mente
facciamo un tuffo nel passato non possiamo non “ricordare” l’abbigliamento uomo che i nostri antenati erano costretti ad
indossare, capi di abbigliamento che la società e la tradizione imponeva e alla
quale non si poteva non ubbidire.
Nell'epoca passata vestirsi in
un certo modo significava esprimere la propria categoria sociale di appartenenza,
era fondamentale esprimersi attraverso il proprio modo di vestire.
Per fare un esempio i
contadini potevano vestirsi solo con capi fatti in casa e con materiali
realizzati da loro stessi, i nobili e i borghesi invece utilizzavano capi in
velluto e seta.
I ceti bassi erano in
poche parole vittime della “schiavitù dell’abito”, attraverso il loro modo di
vestire loro dovevano esprimere la regione alla quale provenivano, la religione
alla quale erano legati e l’attaccamento alla tradizione e alla consuetudini.
Nel dettaglio il costume maschile del
popolo era semplice, il più delle volte caratterizzato da pantaloni fatti in
lana o cotone a seconda delle stagioni, che a seconda della necessità alzavano
o tiravano giù, le immancabili bretelle, necessarie a sostenere i
pantaloni e le maglie sempre realizzate con tessuti scadenti e fatti in casa.
Solo durante le feste
potevano indossare un completo vero e proprio.
L’abbigliamento uomo festivo tipico comprendeva giacca e pantaloni scuri, camicia
di cotone o di lana, cappello e scarpe con suole alte.
Mentre il vestiario
dei nobili e degli aristocratici era invece colorato e dai tessuti pregiati e
lavorati.
Pantaloni al ginocchio, calzamaglie, camicie di seta, doppio petto, giacche lunghe e lavorate con merletti e rifiniture di alto impatto visivo.
I nobili inoltre aggiungevano
al loro abbigliamento gioielli e accessori che mettevano ancora di più in
risalto il loro potere.

